Case, dall’aumento delle compravendite un doppio segnale positivo

I dati sono inequivocabili. Il mercato delle abitazioni si è decisamente rimesso in moto. Empiricamente se ne accorge chi sta cercando casa, che ha visto quotazioni in ripresa rispetto al (recente passato). Statisticamente la conferma arrivata dal rapporto dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’agenzia delle Entrate in collaborazione con l’Abi relativo al 2016. Ebbene, lo scorso anno ha fatto registrare compravendite per 533.741 unità immobiliare: significa il 18,9% in più rispetto al 2015. Come anticipato, il trend è nel solco di quanto avvenuto negli ultimi due anni (nel 2015 la crescita era stata del 6,5% e nel 2014 del 3,5%) ma questa volta la dinamica è molto più sostenuta.
Un segnale evidente che il mercato non procede più con il freno a mano tirato. L’altra faccia della medaglia è il ricorso ai mutui: poco più di 246mila abitazione acquistate con il finanziamento bancario equivalgono al 27,3% in più. A facilitare l’accesso al canale bancario è anche la discesa del tasso d’interesse, con una limatura dello 0,44% sul 2016 che lo porta il valore medio nazionale al 2,31% (nell’ambito comunque di una variabilità contenuta tra il 2,56% del Sud e il 2,18% del Nord).
Casa, aumentano le compravendite. Nel 2016 balzo del 18,9%
Un dato che si riflette anche sull’indice (elaborato dall’ufficio studi Abi) di affordability che misura la capacità di comprare casa indebitandosi da parte delle famiglie. Nella seconda metà del 2016 ha toccato il suo massimo storico e a marzo 2017 – secondo le stime dell’Abi – si è attestato sugli stessi valori. Da un lato, quindi c’è un segnale di un Paese che sta riprendendo a “scambiare” il suo principale bene-rifugio: espressione utilizzata in modalità un po’ atecnica per indicare che da sempre gli italiani mettono l’acquisto o la costruzione dell’abitazione principale al centro del proprio progetto familiare.

Quindi la fiducia, almeno per un investimento ritenuto così importante, sembra essere ritornata così come la percezione di sostenibilità di un piano di indebitamento nel lungo periodo, visto che la durata media di un mutuo è sostanzialmente stabile e si aggira intorno ai 22,5 anni. Queso potrebbe anche essere prodromico a una minore preoccupazione a immaginare il proprio futuro che potrebbe avere anche dei “contraccolpi positivi” sulla ripresa della domanda interna di beni e consumi.

Dall’ altro lato, il ritrovato dinamismo del mercato immobiliare residenziale fa bene anche all’Erario. Le imposte sulle transazioni immobiliari hanno infatti risentito della ripresa del mercato. Un esempio su tutti? L’imposta di registro che nel 2016 è cresciuta di quasi mezzo miliardo di euro (+11,2%).

About

Comments are closed.